copertine strisce iniziali_racconti4.png
peanutpics lab, fotografia, photoediting, copywriting, testi per pubblicità,storytelling, collettivo di artisti

Spese di condominio

di Ida Amlesù

Scrittrice, scrittore, ghostwriting, racconti inediti, storie, racconti brevi, romanzi, storytelling, testi aziendali, copywriting aziendale

“Che dice, ce la fa?”

“Fino al primo piano, sì.”

“E fino al secondo?”

“No. Ma tanto lui sta al primo.”

Nel cortile si è radunata una folla in bermuda e canottiera, cappellini a visiera e sandali da mare, ci si spintona e ci si ama e si suda insieme: è l’estate cittadina. Si specula e si scommette, perché l’ascensore è rotto e Miguel, l’inquilino del primo piano, o per la gamba fasciata o per qualche sua personalissima pigrizia, aspetta la spesa alla finestra. Ha calato uno spazzolone per i pavimenti e con l’aiuto del fattorino tenta di incastrarci il sacchetto. Seguiamo con gli occhi la spesa salire, arrivare al davanzale, incagliarsi alle inferriate. Non c’è modo di farla passare. Perché il fattorino non salga semplicemente un piano, resta un mistero. Volta le spalle agli spettatori e a Miguel, e se ne va.

Miguel, alla finestra, sospira. Strattona ancora un po’ la scopa. La spesa penzola in equilibrio precario, poi precipita. Tutto ha un peso. 

Dal cortile, sospiriamo anche noi. Nessuno rientra in casa, Milano d’estate è greve, sfaccendata. Qualcuno apre la fontanella, collega una pompa e innaffia le piante fino a inondarle, non sono sue ma che gli importa. Due organizzano un pic-nic sulla panchina, altri giocano a carte per terra. Da un balcone viene una versione lusofona e straziata di Se mi lasci non vale, cantata dall’amante e ormai convivente del dottore, terzo piano.

Affacciata, canticchio. I condomini perdono tempo allegramente, una gaiezza che dai volti passa al cuore. È l’estate la stagione in cui il mondo svela il suo mistero buffo: il ritmo dei giorni e il loro senso è scritto nella levità delle cose umane, una vicina che canta i successi di Iglesias senza accorgersi che canta la sua vita, un autista che dirotta il mezzo per portarmi “più vicina a casa”, un vecchio che nei corridoi del Politecnico intona Lili Marlene in tedesco, fiero come se sul petto gli avessero appuntato una medaglia, la bisavola Sciurella che a furia di pregare per trovare marito diventò la santa del quartiere e tutte le felicità casuali, involontarie, regalate dalla fiducia. Dalla leggerezza.

Nel cortile si è riformata una squadra, caricano di nuovo la spesa sulla scopa, Miguel attende con gli occhi pieni di speranza. Mi ricorda mia nonna, tutti i panieri calati della mia infanzia che risalivano colmi di pomodori, prosciutto, more. Di spensieratezze non ho mai capito nulla, e la loro la invidio.

Squilla il telefono. È Anahita, iraniana, bellissima.

“Ana, ma tu la leggerezza sai mica come si conquista?”

“Sicuro, ora ti passo un articolo sull’imbroglio delle calorie. È su Internazionale.”