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Fase Gardaland

di Giulia Mozzini

fotogiornalismo, reportage sociale, docustory, visual storytelling Fase Gardaland
fotogiornalismo, reportage sociale, docustory, visual storytelling Fase Gardaland
fotogiornalismo, reportage sociale, docustory, visual storytelling Fase Gardaland

progetto di reportage e fotogiornalismo ,pressphotography e storytelling della fotografa italiana Giulia Mozzini, che racconta nel suo documentario la riapertura di Gardaland dopo il lockdown. Il suo documentario mostra come la pandemia abbia influenzato il settore enterteinment e parchi a tema.

Fase Gardaland
Il 13 giugno 2020 è stato il primo giorno di riapertura di Gardaland dopo il lockdown.
Gardaland (situato sul Lago di Garda, vicino a Verona) è il primo parco divertimenti in Italia per numero di visitatori: produce 1/3 del fatturato italiano nel settore dei parchi a tema. Nel 2005 è stato inserito da Forbes al 5 ° posto nella classifica dei migliori parchi al mondo. Oggi il flusso di visitatori è drasticamente diminuito, così come le attrazioni disponibili: ben 15 sono chiuse al pubblico.
 
Le lunghe ore di fila per salire sulle attrazioni sono ormai un lontano ricordo: si prenota il ​​proprio turno in coda con l’app per evitare gli assembramenti. Ogni attrazione viene disinfettata alla fine di ogni corsa.
Le strade del parco, un tempo affollate di gente e riempite dalle grida di gioia e adrenalina, ora sono deserte. C’è un silenzio assordante e troppo spazio vuoto, si può sentire il rumore echeggiante delle ruote delle montagne russe che corrono sui binari.
Sul pavimento e sui sedili delle giostre sono attaccati tanti piccoli bollini gialli, sulle panchine è stato fissato un divisorio, giallo anche lui, per garantire l’allontanamento sociale.
 
Gardaland è stato un punto di riferimento e un appuntamento fisso durante la mia crescita: cambiava tutto, ma Gardaland era sempre lì e sempre uguale, dalla fine degli anni 90 quando i miei genitori mi ci hanno portata per la prima volta, fino all’estate del 2014, quella del diploma.
 
La ritualità che accompagnava la mia giornata nel parco era sempre rimasta immutata: sovraffollate code all’ingresso, zaino con i panini, litri di minerale per non morire disidratati sotto al sole cocente durante le attese di ore per salire sulle montagne russe, spintoni per accaparrarsi il posto sul primo vagone, corse disperate per fare il secondo giro di seguito sul Blue Tornado, zucchero filato e mele candite.
Dopo la pandemia è tutto sospeso, è un passo felpato, è una lunga apnea sotto litri di acqua fredda dove tutto si muove più lento e i rumori sono attutiti.
 
E’ stato come passeggiare all’interno della propria anima e non riconoscersi. Anche il sole era pallido in questo 13 giugno, a dispetto dei bollini gialli, sgargianti e onnipresenti, sempre a ricordarti che no, non è più come prima.