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Liquid Generation

di Giulia Mozzini

Liquid Generation
“Spogliati da leader, maestri e ideologie di riferimento, ci muoviamo in uno spazio fluido dove il ventaglio di opzioni è potenzialmente infinito, senza che lo siano altrettanto le indicazioni sulla strada da seguire (...)”.
 
Liquid Generation è un lavoro nato nel 2017. L’ho iniziato per dar voce alla sofferenza causata dall'ansia e dalla preoccupazione per il futuro: nessuna certezza a livello lavorativo, nessuna garanzia sulla realizzazione personale, nessuna indicazione precisa da seguire per raggiungere un obiettivo. Mi sentivo persa e avevo l’impressione di essere inutile, di non poter realizzare nulla di concreto.
 
Ho deciso di andare più a fondo e indagare questa sofferenza e ho scoperto che tantissimi ragazzi della mia età si ritrovano a far fronte alla stessa situazione, alla stessa angoscia. Questo malessere è stato argomento di studio del sociologo Zygmunt Bauman, che cita:
 
"Questa è la preoccupazione maggiore. I giovani non sono stati preparati, dalla lezione di chi è più vecchio, al mondo in cui entrano. Sono cresciuti attendendosi un mondo in cui il livello raggiunto dai loro genitori dovrebbe essere solo il punto di partenza per i loro sforzi finalizzati a superare e a lasciarsi dietro gli standard di vita già raggiunti; hanno bisogno di affrontare una realtà che li costringe a difendere e ricreare il benessere che i loro genitori hanno raggiunto – un compito che loro considerano schiacciante e fuori dalla loro portata. I lavori redditizi e la sicurezza della navigazione attraverso la vita, promessi a quanti acquisiscono le giuste credenziali educative, sono in una disponibilità scandalosamente bassa. Hanno lavorato duramente per ottenere quelle credenziali – ma per non servirsene.
Loro si confrontano con un mondo inospitale, noto per il fatto di ritirare le proprie promesse e per minacciarli invece con un futuro che non possono prevedere e tanto meno controllare». 
Ho scattato foto ai miei amici e a coetanei che incontravo. Li ho immortalati nelle loro case, nelle loro camere, nei centri sociali o nei posti in cui trascorrevano più tempo. Volevo indagare la nostra situazione e raccontare le nostre paure, la nostra sensazione di impotenza davanti al domani, la nostra realtà liquida e la nostra alienazione. Volevo dare la mia interpretazione di questo fenomeno di scala globale ed essere parte integrante di Liquid Generation, sia come storyteller che come giovane di questa generazione. Io e i miei compagni di viaggio, insieme, abbiamo rappresentato un po’ di noi stessi e di cosa significhi essere la gioventù liquida.
 
“La cosiddetta generazione x conosce disturbi le cui generazioni precedenti erano inconsapevoli. Non necessariamente disturbi più numerosi, o disturbi più acuti, penosi e mortificanti, ma disturbi distintamente diversi,nuovi. Si potrebbe dire malattie e afflizioni specificamente liquido-moderne (…) Uno dei consigli più comunemente dispensati ai giovani, nel frattempo, è di essere flessibili, non particolarmente schizzinosi, di non aspettarsi troppo dal loro lavoro, di prendere i lavori come vengono senza fare troppe domande, e di viverli come un’occasione di cui approfittare nell’immediato finchè dura, piuttosto che come capitolo introduttivo a un “progetto di vita”, qualcosa che ha a vedere con l’autostima e la definizione di sé, o una garanzia di sicurezza nel lungo periodo.” Zygmunt Bauman, Vite di Scarto.
 

progetto di reportage e fotogiornalismo , storytelling della fotografa italiana Giulia Mozzini, che racconta nel suo documentario il disagio della generazione x. Dcumentario sul disagio generazionale e storytelling personale.